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Comune di Schio

Provincia di Vicenza - Regione Veneto


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Monumento


Palazzo Toaldi Capra

Palazzo Toaldi Capra fu sede del Municipio dal secolo XVIII sec. fino al 1913 e, tra le due guerre, della 44^ Legione Volontaria di Sicurezza Nazionale, mentre nel dopo guerra ospitò alcune scuole superiori.

Il 17 Giugno 1512 il Palazzo viene citato come proprietà dei fratelli Da Pozzo, cittadini veneziani. In seguito la proprietà passa agli eredi di Cesare Toaldi.

La famiglia Toaldi, attestata nei documenti sin dalla fine del '200, fu per secoli una delle più importanti della Città. Originari di Cogollo del Cengio, dove si occupavano della lavorazione del ferro, i Toaldi a Schio divennero tra i maggiori mercanti che commerciavano con Venezia e altre città del Veneto. Verso la metà del XVII sec., per varie divisioni e vendite, la famiglia decadde, e in questo senso si può interpretare il fatto che, intorno alla metà del '600, l'edificio risulta di proprietà di un'esponente di prima grandezza dell'aristocrazia vicentina: il conte Giovan Battista Capra, che venderà il palazzo nel 1668.

Duranti i lavori di ristrutturazione, realizzati dal Comune negli anni '80, sono affiorati al piano nobile affreschi del primo '400 riconducibili alla pittura tardo-gotica.

Sulla facciata troviamo, a destra, una lapide che ricorda i morti per l'indipendenza e la libertà e, a sinistra, un busto bronzeo inserito in una cornice marmorea dedicato a Giuseppe Garibaldi (opera di Carlo Lorenzetti, 1882), noto per essere il primo monumento realizzato in omaggio all'eroe dei due mondi. In alto a sinistra il busto in marmo di Carrara di Nicolò Tron, scolpito da Pietro Danieletti nel 1772, testimonia l'importanza che ebbe questo patrizio veneziano per lo sviluppo dell'industria tessile a Schio. Attualmente il palazzo è sede di esposizioni, conferenze e spettacoli, nonchè sede di associazioni cittadine.

 

Nicolò Tron (busto)

Personaggio: Nicolò Tron, imprenditore (1685-1772)

Tipo di monumento: medaglione a muro con lapide scritta, sormontata da busto.
Scritta: "NICOLAO TRONO / EQUITI DIVI MARCI / UTILIUM ARTIUM / PATRONO SCIENTISSIMO / PRIMI SCLEDI MERCATORES / M(EMORIAM) H(ANC) P(OSUERUNT) / AN(NO) MDCCLXXII / "A Nicolò Tron, cavaliere di San Marco, patrono accortissimo delle arti utili, i primi commercianti di Schio posero questo ricordo, anno 1772".

Materiale: marmo

Locazione in Schio: facciata di Palazzo Toaldi Capra, via Pasubio n. 52

Autore: Pietro Danieletti, scultore.

Periodo:1772

Biografia personaggio: Di antica e nobile famiglia veneziana, Nicolò Tron, membro in giovane età del Senato veneto, venne inviato nel 1715 presso la corte britannica come ambasciatore della Serenissima. Del soggiorno in Inghilterra il Tron fece tesoro, raccogliendo ogni dato utile per introdurre in patria, al suo ritorno, i metodi più avanzati per la filatura e la tessitura della lana. Rientrato a Venezia e trovate piuttosto sorde alle sue proposte le autorità della Dominante, spostò la sua attenzione su Schio ove, sul finire del secondo decennio del XVIII sec., diede vita a un lanificio che ben presto divenne esempio da imitare per gli altri della zona. Nella nostra terra, che dal 1701 aveva ottenuto il permesso di fabbricare panni alti (cioè fini), il Tron portò tecnici ed istruttori stranieri, nuovi filatoi ed il telaio con la navetta inglese "col mezzo della quale si poteva far a meno di un uomo nel lavoro al telaio, oltre di accelerare e perfezionare la tessitura dei pannilani". Nel 1793 aprì in Schio un secondo opificio a ciclo di lavorazione completo, dando lavoro a ben 500 operai. Dotato di notevoli mezzi finanziari, ma soprattutto di grande apertura mentale, Nicolò Tron non perseguì egoisticamente il solo fine di arricchire, magari a danno dei locali operatori del settore laniero. Egli aprì anzi i suoi opifici ai fabbricanti scledensi di panni-lana perchè ne potessero trarre gli opportuni vantaggi. Con iniziative tanto "rivoluzionarie" quanto benefiche, egli pose nella nostra città le basi per quello sviluppo notevole dell'attività laniera che interessò Schio dalla seconda metà del '700 e soprattutto nell'età del Rossi.

Biografia autore: figlio di Piero e di Maddalena, Pietro Danieletti nacque a Padova sotto la parrocchia di San Lorenzo il 29 aprile 1712 . Il Danieletti risulta iscritto alla fraglia padovana dei tagliapietra dal 1725 all'anno di morte, ricoprendo le cariche di sindaco, massaro e gastaldo. Nel 1753 ricevette l'incarico di eseguire le statue in legno delle Virtù. per le cornici delle casse degli organi nella basilica del Santo, in sostituzione di quelle di Giovanni Bonazza distrutte nell'incendio del 1749. Nel 1779 realizzò le statue del giardino di palazzo Frigimelica, ora Montesi, a Padova, che furono ultimate dopo la sua morte da Antonio Verona. Fu anche fonditore e fornì disegni all'argentiere Scarabello; probabilmente eseguì una Venere ed altre sei Divinità per la Real Corte del Portogallo. Risalgono all'ultimo periodo di attività dell'artista le dodici statue realizzate per il Prato della Valle di Padova, opere di ineguale valore. Tra le migliori si possono ricordare quella di Albertino Papafava e Zambon Dotto dè Dauli. Nelle altre dieci statue il Danieletti cede ad una certa enfasi declamatoria. Tra le altre sue opere si ricordano il Contadinello filosofo in gesso policromo del Museo civico di Padova, il busto di G.Checcozzi nella Biblioteca Bertoliana di Vicenza, il S.Giuseppe nelle chiesa delle Dimesse di Padova e la statua di Daulo a palazzo Dario, la Madonna col bambino nella chiesa di Cà Morosini, il busto di G.B. Morgagni nel palazzo del governo a Forlì. Il Danieletti morì a Padova il 22 aprile 1779. Nel 1780 il conte Ercole Sambonifacio commissionò a Luigi Verona una statua raffigurante il Danieletti, da collocarsi nel Prato della Valle: ciò è significativo della fama goduta dallo scultore, soprattutto se si considera che, tra gli scultori dell'epoca, tale omaggio fu tributato solo al Canova.

Giuseppe Garibaldi (busto)

Personaggio: Giuseppe Garibaldi

Tipo di monumento: busto inserito in una nicchia.

Materiale: bronzo e marmo

Locazione in Schio: facciata del palazzo Toaldi Capra in via Pasubio n. 52

Autore: Carlo Lorenzetti

Periodo: appena l'autore uscì dall'Accademia di Venezia

Inaugurazione: 1882

Biografia personaggio: G. Garibaldi nacque a Nizza il 4 luglio 1807 e morì a Caprera il 2 giugno 1882. Secondogenito di 6 figli, fu artefice del Risorgimento con Mazzini e Cavour. Rimase parecchi anni in Sud America e si sposò con Anita che morì incinta nel 1849 alle Mandriole di Ravenna durante la fuga dagli austriaci con il marito. Si risposò nel 1860 ma poi il matrimonio venne annullato. Nel 1880 contrasse il terzo matrimonio.
Nel 1859 alla sua campagna di Lombardia nel corpo dei " Cacciatori delle Alpi " parteciparono anche 16 volontari scledensi. Ma la pace di Villafranca portò all' "abbandono " del Veneto, fatto che accentuò l'aspirazione all'indipendenza. Sempre nel 1859 il Generale esaltò il valore dei tirolesi caduti per la libertà italiana e questo sortì l'effetto di una vera chiamata alle armi dal momento che nel 1860, accanto ai 29 volontari sotto la guida del tenente G. Vigna, si unirono i primi 7 garibaldini di Schio, per partecipare alla campagna dell'Italia centrale e meridionale.
Nel 1864 Mazzini stimolò il Veneto ad insorgere ma, in assenza del Generale, l'impresa fallì nel '65. Questo fatto aumentò lo slancio dei veneti che parteciparono volontariamente alla campagna iniziata nel 1866. Tra i capitani troviamo degli scledensi: Toaldi, Menegante e Fusinato. In seguito 32 scledensi si unirono agli altri. Alcuni scledensi parteciparono anche alla battaglia per la liberazione di Roma. Garibaldi, sfuggito al confino in Caprera, accorse in aiuto ma fu sconfitto a Mentana dai francesi. In quel frangente tre volontari scledensi caddero; anche F. Lovato cadde a Bezzecca nel 1866 e il volontario O. Beltrame venne ferito e decorato al valore militare. Schio aiutò Garibaldi anche con cospicui interventi finanziari a fondo perduto raccolti da un limitato gruppo di patrioti benestanti e industriali. Valentino Pasini, scledense, a fianco di Mazzini contribuì inoltre alla propaganda. Il 7 marzo 1867 Garibaldi fu a Vicenza per ricevere l'omaggio della città ed in quella occasione Alessandro Rossi lo conobbe personalmente; tanto che lo aiutò poi fornendo studi e denaro per la bonifica dell'Agro Pontino.
Ai funerali partecipò l'On. Toaldi che provvide poi a far porre in Schio il primo monumento italiano al Generale.

Biografia autore: Carlo Lorenzetti, docente di scultura nella Reale Accademia di Belle Arti di Venezia. Nacque a Venezia nel 1858; dopo un periodo in cui si dedicò al lavoro decorativo, frequentò l'Accademia di Venezia con Luigi Ferrari. Ebbe numerosi e pregevoli riconoscimenti per meriti artistici. Espose a Vienna, Monaco, Parigi. A Schio scolpì anche una targa, posta nel refettorio dell'Asilo Rossi di Schio, a ricordo della baronessa Maria Rossi Bozzotti compagna del barone Giovanni Rossi. Vinse anche il concorso per la realizzazione del monumento ai Fratelli Pasini a Schio. Donò a Schio la scultura posta nel foyer sopra il portale d'entrata al Teatro Civico.

Storia e aneddotica: Fu commissionato dalla Società dei reduci delle Patrie battaglie, subito dopo la morte di Garibaldi nel 1882. Al funerale presenziò un garibaldino di Schio, l'onorevole Antonio Toaldi, in qualità di consigliere comunale di Schio, che si recò a Caprera e subito dopo, come presidente della Società dei Reduci, spinse per la collocazione del medaglione sulla facciata dell'allora Municipio di Schio, fino al 1913, sito appunto nel palazzo Toaldi-Capra in via Pasubio. E' posto accanto alla lapide con i nomi dei caduti per la liberazione e l'Unità d'Italia. Fu il primo monumento in Italia a ritrarre l'effige di G. Garibaldi.

 

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Diritti sulle immagini del monumento:

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