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Comune di Schio

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Monumento


Monumento ad Alessandro Rossi

Nel quadrivio di fronte alla chiesa di Sant’Antonio si eleva il monumento ad Alessandro Rossi, un'opera di bronzo realizzata dallo scultore e senatore Giulio Monteverde nel 1902 e inaugurata il 12 ottobre dello stesso anno. Un Comitato Cittadino autocostituitosi e l'Amministrazione comunale, dopo la morte del Rossi avvenuta il 28 febbraio 1898, desiderarono fortemente far realizzare un monumento per ricordare e celebrare la memoria dell’uomo che avviò l’industrializzazione nel territorio e portò il Lanificio Rossi a diventare la più grande industria italiana nella seconda metà dell'Ottocento. Il Rossi è posto in posizione fiera su una base cilindrica con ruota dentata sulla parte finale; tiene una mano lungo il fianco mentre la sinistra poggia sui libri posti su un tavolino,simboli dei valori cardine a cui tendeva sempre l'industriale: il lavoro e lo studio. Più in basso un bambino si solleva sulle ginocchia di una giovane donna per offrire un fiore al senatore; la donna probabilmente rappresenta la Città di Schio, che intende proporre alle generazioni future (il bambino) l'ideale di vita rossiano basato sul binomio cultura-lavoro. Sul basamento è inoltre posta una targa che ricorda l’anniversario di fondazione dell’Istituto tecnico industriale “Rossi “ di Vicenza finanziato e nato per volontà dello stesso industriale. Il problema scolastico educativo appassiona e impegna l'intera vita di Alessandro Rossi, a conferma del suo profondo desiderio di miglioramento del sistema e della politica scolastica del tempo. La statua si trova in posizione significativa e centrale rispetto alla chiesa di Sant'Antonio Abate, alle ex Scuole Elementari, al Quartiere Operaio la Nuova Schio e ferrovia, tutte opere realizzate grazie alla volontà e sostegno finanziario del senatore Rossi.

SCHEDA

Tipo di monumento: statua intera posta su una base cilindrica che si conclude con una ruota dentata; il tutto è inserito in un gruppo formato da una madre e un fanciullo che dal suo grembo si protende verso il Senatore per offrirgli un fiore dall'ultimo gradino del basamento quadrangolare. Accanto al Barone, in posizione fiera di parlatore e studioso, vi è un tavolino con dei libri su cui egli posa la mano sinistra, mentre la destra è ferma lungo il fianco. L'intenzione probabilmente era quella di rappresentare, attraverso la figura della madre, la città di Schio che intende così proporre alle generazioni future l'ideale di vita rossiano basato sul binomio cultura - lavoro.

Materiale: bronzo e pietra

Locazione in Schio: quadrivio tra via P. Maraschin, Pasini, Baccarini e Trento - Trieste, di fronte alla chiesa di S. Antonio Abate

Autore: Giulio Monteverde

Periodo: 1902

Inaugurazione: 12 ottobre 1902

Biografia personaggio: Alessandro Rossi nacque a Schio il 21 novembre 1819 in via Pasini n. 25 e morì a Santorso il 28 febbraio 1898: fu eminente capitano d'industria e uomo politico, al quale si deve la creazione dell'industria laniera in Italia. Nel 1839 rilevò la piccola azienda fondata a Schio dal padre e la diresse quindi per un lungo periodo durante il quale la trasformò e sviluppò straordinariamente, facendone un'industria moderna e competitiva. Alessandro Rossi si tenne sempre al passo con il progresso della tecnologia: nel 1846 introdusse, ad esempio, nel suo opificio le filatrici Mule - Jenny e nel 1849 portò nella fabbrica la macchina a vapore e i telai meccanici. Lo sviluppo dell'azienda fu enorme: nel 1873 venne trasformata nella S.p.a. Lanificio Rossi con opifici a Schio, Pievebelvicino, Torrebelvicino e Piovene Rocchette, un capitale sociale per l'epoca assai rilevante e maestranze che superavano le 1000 unità. Tra i meriti di Rossi ci sono anche la sua notevole attività di tipo assistenziale e sociale, con la fondazione di scuole, asili e istituzioni varie a favore di operai e contadini. Alessandro Rossi fu eletto deputato per due legislature e nel 1870 venne nominato senatore.
Si interessò di problemi di economia, sostenendo un protezionismo assoluto, sia nei confronti dell'industria che dell'agricoltura. Il lanificio da lui fondato, divenuto Lanerossi S.p.a. nel 1954 e passato nel 1962 sotto il controllo dell'Eni, ha continuato dopo la sua morte a espandersi e modernizzarsi, inserendo nella lavorazione anche le fibre artificiali. Attualmente è stato rilevato dal gruppo Marzotto.
A Schio, in via Pasini 25, compare la scritta: "IN QUESTA CASA NACQUE ADDI' 21 NOVEMBRE 1819 / ALESSANDRO ROSSI / SENATORE DEL REGNO / MORI' IN SANTORSO ADDI' 28 FEBBRAIO 1898".

Biografia autore: Giulio Monteverde nacque a Bistagno l'8 ottobre 1837, da Vittorio, bracciante proveniente da Casale e da Teresa Rondanino di Acqui Terme. Trascorre la sua infanzia tra Acqui e Casale Monferrato, dove imparerà i primi rudimenti dell'arte di intagliatore in legno presso il Merletti. In questo periodo produce le prime opere: crocifissi intagliati e teste di serafini, alcune delle quali si possono ammirare ancora oggi nel portale maggiore della chiesa di S. Francesco in Acqui e di S. Secondo in Asti. Spostatosi giovanissimo da Casale, dove lavorava presso la bottega del padre di Leonardo Bistolfi, altro futuro celebre scultore piemontese, si trasferisce a Genova. Tra il 1857 e il 1859 opera con il Bottaro e con il mobiliere Giacinto Grosso. Nel 1859, pur continuando a lavorare d'intaglio, frequenta i corsi dell'Accademia Linguistica di Belle Arti e, durante i quattro anni del corso, ottiene ambiti premi e riconoscimenti fino a vincere il Pensionato per l'Accademia di S. Luca in Roma. Il periodo romano è tra i più drammatici e fecondi della sua vita di scultore. La famiglia cresce, i bisogni aumentano, rasenta l'indigenza. Poi, finalmente, nel 1867, viene notato dal re del Wurtemberg, Guglielmo che gli acquista un'opera creata poco tempo prima: il gruppo dei "Bambini che giocano con il gatto". Esposto a Monaco di Baviera, il gruppo segna l'inizio della sua fama di scultore. Con il "Colombo giovinetto" (1870), con il "Genio di Franklin" (1871) e, soprattutto, con il "Jenner" (1873) la gloria di Monteverde è fatta e il suo nome varca gli oceani.
Negli anni successivi sarà sommerso da richieste di monumenti celebrativi, cimiteriali o, semplicemente, di busti-ritratto e, nella sua lunga carriera artistica con oltre settant'anni di attività, sarà protagonista di tutti i movimenti estetici che caratterizzano la plastica della seconda metà del secolo scorso. Il 3 Ottobre 1917, sulla soglia dell'ottantesimo anno di età, si spegne a Roma e la sua morte passa quasi inosservata a causa del tristissimo periodo di guerra e della tragedia incombente sul Paese e sull'Europa. Stilisticamente Giulio Monteverde viene inserito fra gli scultori "Veristi", cioè tra coloro che militano nelle file del movimento estetico affermatosi in Italia e propugnante, in concordanza con il naturalismo francese, una rappresentazione oggettiva della realtà, anche nei suoi aspetti più umili. Indubbiamente, se osserviamo la sua produzione plastica del decennio 1860/70, non possiamo negare che il suo fare presenti analogie con gli assunti estetici di quel movimento, fra l'altro innovatori rispetto ai canoni accademici. Ma, d'altra parte, lo scultore non si limita a guardare la realtà e riprodurla nei suoi particolari, come viene percepita dai nostri sensi: sulla scorta di una solida cultura accademica e di uno sconfinato amore per la bellezza formale del corpo umano, egli trasfonde nelle sue opere quella commozione romantica, quel palpito prepotente di vita che sono i segni distintivi del suo stile.

Storia e aneddotica: Dopo la morte del senatore Alessandro Rossi si costituì un Comitato, presieduto dal cav. Boschetti, per erigere un monumento all'illustre personaggio. I verbali consiliari riportano pagine di discussioni sul luogo più idoneo per la sistemazione dell'opera bronzea dello scultore Giulio Monteverde. Vi fu addirittura la proposta del Boschetti di costruire un simulacro in legno da piazzare in vari posti di Schio per vederne l'effetto e sentire i commenti della gente, seguendo l'esempio di Venezia per il monumento a Vittorio Emanuele. Lo scultore Monteverde venne invitato a Schio e, con il presidente del Comitato, scelse il giardinetto di fronte alla chiesa di S. Antonio Abate. Alla fine, dopo varie discussioni con un altro Comitato che voleva la statua nella piazza a lui intitolata davanti al Duomo, si decise per il quadrivio alla "sbarra" (detto così perché un tempo lì finiva il centro di Schio che, separato da una sbarra dalla zona dove poi sarebbe stato eretto il Nuovo quartiere operaio, veniva chiuso alla sera). Si trova ora esattamente allo stesso posto che è divenuto un importante quadrivio tra quattro arterie stradali molto trafficate.

 


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Diritti sulle immagini del monumento:

CC0 Con una delibera della giunta comunale del 31 luglio 2012, il Comune di Schio ha rilasciato i diritti sulle immagini dei monumenti di sua proprietà in Creative Commons 0 - nessun diritto d'autore.


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