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Comune di Schio

Provincia di Vicenza - Regione Veneto


Contenuto

Cenni storici

Schio è il maggior Comune della provincia di Vicenza situato allo sbocco della Val Leogra, circondato da un anfiteatro collinare e prealpino di forte suggestione, dove l’antica civiltà rurale è ancora ben testimoniata da molte contrade presenti sui colli del Tretto. Sulla società e sull’economia della valle ha sempre molto pesato l’estensione dell’ambiente collinare-montano che ha reso difficile la coltivazione del suolo e ostacolato i commerci. In compenso i monti hanno fornito acque limpide, lana e minerali che hanno dato origine ad un ben radicato artigianato su cui sono poi cresciute le prime fabbriche industriali.


ALLE ORIGINI
Numerosi reperti fittili testimoniano la presenza di stazioni neolitiche e insediamenti paleoveneti. Infatti la posizione dell’ antico nucleo abitativo all’incrocio di vie di comunicazione ne ha fatto fin dall’età preistorica un luogo predisposto all’insediamento; già in epoca preromana esisteva una “Pista dei Veneti” che costeggiando i Colli Berici giungeva fino a Vicenza e si collegava poi con il Trentino. Ciò spiega la successiva presenza dei romani e di alcuni nuclei longobardi in particolare a Magrè.
L’elemento romano introduce il proprio culto, sovrapponendolo a quello preesistente. Si adora così Diana e più su, in alto sulle vette del Sommano, sorge uno dei santuari più venerati e più frequentati dedicato a Plutone, il Summus Manium di cui il monte riprende il nome. Questi culti lasceranno poi il posto ai santi e alla Madonna del Cristianesimo.


IL MEDIOEVO
Il nome Schleetum, Schledum, Schio (forse da escletum, luogo piantato ad ischi - una specie di querce-) appare per la prima volta in alcuni documenti di monaci benedettini vicentini che intorno al Mille ricevettero in dono una “curtis in Scledo” nel luogo denominato Gorzone dove si trova attualmente il Duomo. L’odierno centro urbano trae la sua origine dal trasferimento sullo stesso colle di Schio della Pieve di Belvicino nel 1123, anno in cui l’abitato fu distrutto da un’alluvione. Il nucleo del centro storico andò prendendo forma all’incrocio di quattro vie commerciali, proprio tra i piedi del colle Gorzone sede dell’autorità religiosa e la più elevata posizione del forte Castello turrito. Nel corso del XII secolo si fece costruire una roggia che determinerà lo stanziamento dei primi artigiani e che polarizzò nei secoli successivi macine da molino, lavorazione dei metalli e dei panni di lana.


LA REPUBBLICA SERENISSIMA
Libero comune nel 1228, poi dominio scaligero e infine visconteo nel 1393, Schio ebbe il maggior sviluppo durante il dominio della Serenissima, di cui è dominio con Vicenza dal 1406. La città ne diventa il principale luogo di produzione laniera, basandosi su un artigianato già da lungo tempo ben avviato. Questo periodo sarà caratterizzato da continue contese giurisdizionali con Vicenza che porteranno durante la guerra di Cambrai all’atteggiamento filo-imperiale di Schio; tale posizione provocherà la distruzione del Castello nel 1514, al ritorno dei veneziani. Nel frattempo da centro di aggregazione agricola della campagna e delle contrade in alta e bassa collina, la popolazione si intensificò dapprima con la possibilità di combinare la magra agricoltura con attività sussidiarie quale lo sfruttamento delle vene metallifere, poi specializzandosi appunto nell’attività laniera fino a sostituirsi nella produzione a Vicenza (soprattutto dopo il privilegio della produzione di panni alti concessa da Venezia nel 1701).


L’INDUSTRIALIZZAZIONE E ALESSANDRO ROSSI
L’abbondanza di manodopera, la perizia degli artigiani locali e la mancanza di corporazioni, attirarono a Schio, già nella seconda metà del ‘700, il patrizio veneziano Nicolò Tron che aveva visto delle innovazioni industriali inglesi. Egli impiantò negli anni seguenti una prima moderna attività imprenditoriale e diffuse le più importanti innovazioni tecnologiche del tempo.
A causa del peso delle vicende giuridico-istituzionali ed economiche seguite all’invasione francese del 1797, lo sviluppo ebbe un declino e l’attività ristagnò fino agli anni Quaranta dell’Ottocento, periodo in cui l’arte laniera riprese vigore. Tuttavia già nel primo ventennio del secolo erano presenti il lanificio Garbin e quello di Francesco Rossi, fondato nel 1817, lo stesso anno in cui Schio ottenne dal dominio Asburgico il titolo di Città. Negli anni più caldi del Risorgimento Schio vanta uomini illustri quali i fratelli Pasini, Arnaldo e Clemente Fusinato e soprattutto Alessandro Rossi che, in virtù delle sue concezioni imprenditoriali, seppe far crescere il lanificio di suo padre fino a farlo diventare nella seconda metà dell’Ottocento la maggior azienda laniera italiana (Lanerossi).
Il Rossi, uomo di ingegno acuto e di cultura (fu parlamentare del nuovo Regno d’Italia), contribuì notevolmente a fare di Schio un polo industriale ed urbano davvero straordinario. Oltre alla pionieristica realizzazione di una grande industria tessile, egli finanziò la costruzione in città un gran numero di istituzioni operaie assunte a modello dagli altri imprenditori del tempo: conseguentemente allo sviluppo del polo laniero egli modificò l’assetto territoriale urbano costruendo nuove abitazioni per gli operai (Nuovo Quartiere Operaio), nuove strutture sociali (asili per i figli dei lavoratori, scuole, teatro, giardino ecc.) e intervenne anche ristrutturando palazzi, chiese e piazze.
I più importanti lanifici siti in Schio che testimoniano il passato preindustriale e industriale sono il Lanificio Conte che conserva il suo aspetto sette-ottocentesco, lo stabilimento intitolato a Francesco Rossi con l’attigua Fabbrica Alta fatta costruire nel 1862 da Alessandro; è un simbolo dell’archeologia industriale nazionale costruita secondo il modello architettonico industriale del Nordeuropea. In Città è presente anche l’interessante lanificio Cazzola, del 1860.


EPOCA MODERNA
Tra Otto e Novecento Schio moltiplicò e diversificò le proprie industrie, si articolò in una pluralità di centri e di attività politiche, culturali, sociali e religiose. Con la prima guerra mondiale la cittadina divenne zona bellica e la Strafexpedition (Spedizione Punitiva) nel 1916 punta su Schio per conquistare la pianura. Ma la tenace difesa italiana sul Pasubio e sul Novegno infrange l’attacco e dall’estate del ’16 i comandi italiani approntano un sistema difensivo di montagna, di cui rimangono tuttora le testimonianze (la “Strada delle 52 Gallerie”). La lotta prosegue anche sotterranea con mine sotto il Dente Italiano e il Dente Austriaco, le zone del fronte, fino al tragico epilogo del marzo 1918. L’immediato periodo post-bellico è segnato dalle difficoltà della ricostruzione. In epoca fascista emergono personaggi della piccola e media borghesia e vengono avviate varie opere edilizio-urbanistiche (la costruzione di un viale imperiale, di un villaggio residenziale e di una nuova scuola elementare). Le zone montane sono di nuovo luogo di scontro e di Caduti durante la seconda guerra mondiale; dopo l’8 settembre 1943 si fa cruenta in città e nei boschi la lotta tra gli occupanti tedeschi e le forze della Resistenza che liberano Schio il 29 aprile 1945. Il periodo immediatamente successivo è funestato dall’eccidio alle prigioni cittadine e da contrasti politici, finché l’avvio della ricostruzione economica porta nuovamente Schio, verso la fine degli anni Sessanta, ad un diffuso benessere ed espansione edilizia.

BIBLIOGRAFIA

- Schio, guida rapida alla città e ai suoi dintorni, seconda edizione; Associazione Scledense Giornalisti e Scrittori, Schio, 1999
- A. LORENZONI, Schio, la Manchester d’Italia, Milano, Sonzogno, 1926
- O. BRENTARI e S. CAINER; Guida storico-alpina di Vicenza, Recoaro e Schio, Forni, 1977
- Schio: il leggicittà, Milano, Weka, 1991
- G.MANTESE, Storia di Schio, Schio, Edizioni del Comune, 1995
- Work Shop, notizie-servzi-appunti, Schio, Euro Studium, Promozioni editoriali e Monografiche, 1996
- Schio: vita, cultura, economia, Associazione Scledense Giornalisti e Scrittori, Schio, 1980
- D. SASSI, Schio, Schio, edizioni Sogena Marzari Schio

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