"Paese" nella lingua greca classica si traduce con "chôra"
nel significato di "luogo", "regione", "contrada",
"villaggio". Platone nel "Timeo" utilizza questo termine
nel senso di "madre", "nutrice", "ricettacolo",
"porta-impronta".
Non è inusuale nelle lingue antiche la presenza di polisemia per una
parola i cui significati sono idealmente contigui. Ciò accade anche in
alcuni dipinti di Mirca Lucato che si sviluppano come paesaggi, ampie zone cromatiche
sulle quali l'intervento dell'artista consiste anche nell'inserimento di elementi
di diverso significato. Essi si trasformano così in paesaggi dell'anima
in cui si insinua la presenza di impronte che fanno spesso riferimento al quotidiano
familiare che è anche femminile e ancestrale.
Questo rilevante e coerente composto costituito di colori attraversati da segni
e scritture rappresenta un maternage territoriale dal cromatismo intenso e meteorologicamente
variabile (sono campi di grano o disegni architettonici con piante di una casa
o libri di fiabe o cassoni in soffitte pieni di memoria?). In queste tele è
inoltre ben percepibile la definizione del tempo che cala la sua sonda negli
spessori del passato a misurarne con la memoria felicità e dolori, quotidianità
e straordinarietà, preoccupazioni e sollievo, veglie e sonni, rabbia,
spensieratezza, noia, abbandono all'amore e all'arte che sono, poi, la stessa
cosa.
La selezione di una cinquantina di dipinti realizzati a partire dal
gennaio di quest'anno che Mirca Lucato presenta nelle sale di Palazzo
Fogazzaro a Schio, è suddivisa nelle 6 stanze del piano nobile
in altrettante pagine come di diario o, meglio, di appunti di viaggio: 1)
Retropensiero, 2) Semplice Presente, 3) Per un Paesaggio possibile, 4) Senza
Racconto, 5) Tempo Lento e 6) Retropoesiola. Alcuni lavori più piccoli
(30x18) sono 19 progetti impostati dall'artista alla fine del 2006 che poi daranno
vita a tutti gli altri lavori, sviluppandone progressivamente le tematiche.
E' nella matrice del tempo, infatti, nella permanenza del pensiero e del ricordo
che il paesaggio diventa anche "viaggio", come sottolinea Mara Seveglievich
nella sua presentazione dell'artista: "Anche quelli di queste opere recenti
di Mirca - dice- sono paesaggi come forme di un viaggio, sono forme colorate
e grafismi e affiorare di neri e di rossi su linee di orizzonte sempre presenti,
costanti in tutte le opere. Fondi scuri, marroni, grigi, coperti da macchie
quadrate dai colori accesi, gialli, ocra, azzurri, qualche rosa; su cui interferiscono,
scrivono, i consueti morfemi del suo alfabeto segreto di x e y cromosomiche
(cariche di destino, presaghe di futuro), di "o" rovesciate, di chiocciole/spirali,
di stelle a quattro punte/stampini da dolci."
La mostra rimarrà aperta fino al 24 giugno con orari: sabato 17.30-19
e domenica 10.30-12 oppure su appuntamento (340-5343248).
Giovanna Grossato
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