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L'antico Lavatoio fu eretto a cavallo dell’inizio del
secolo scorso, probabilmente dopo l’abbattimento della casa antistante
al “Tezon” che impediva l’apertura di Via Fogazzaro; la copertura
originale del manufatto era in cotto, come appare dopo la recente ristrutturazione.
Particolarità del lavatoio è il sovrastante serbatoio, sostenuto
da un muro posteriore e da due colonnine in ghisa, in grado di assicurare la
necessaria portata d’acqua ai quattro rubinetti sistemati sopra le relative
vaschette in pietra e cemento. A suo tempo il serbatoio presente sopra le vasche
livello era alimentato dall’acquedotto comunale ed il limite dell’acqua
era assicurato da un regolatore di livello a galleggiante con tubazione di sfioro
scaricante il surplus d’acqua nella Roggia in caso di difettoso funzionamento
del galleggiante. Il lavatoio non è strettamente legato alle testimonianze
materiali della vicenda produttiva scledense, ma ha una forte valenza per quanto
riguarda aspetti di vita sociale cittadina legati alla risorsa acqua. Qui, infatti,
si radunavano un tempo molte donne per fare il bucato (la lissia); particolare
era che di sabato al lavatoio si dava spazio ad un’esposizione di pentolame
di rame, in particolare secchi e calièri (paioli per cuocere la polenta)
posti ad asciugare al sole, essendo quel giorno dedicato alla loro pulizia.
Alle spalle del Lavatoio era un tempo presente un Molino (Molino Grendene) per
attività molitoria che utilizzava l’acqua del canale per far girare
la ruota idraulica, oggidì non più esistente. Da vicolo Pilastro
la Roggia passa attraverso la De Pretto Escher Wyss e ne fuoriesce al di la
della ferrovia in prossimità di altre strutture produttive: la fabbrica
di navette già Federle, ora chiusa, e poi i magazzini Nico.
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