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Stemma comunale

Lo stemma comunale

Risalgono al periodo veneziano i primi stemmi della comunità di Schio. Anche se gli storici si mostrano sicuri sul loro uso già alla fine del XIII secolo. La prima testimonianza risale al 1520, quando lo stemma viene riportato sulla legatura in cartone di un registro di cause contro il Comune di Santorso. E' una semplice croce rossa in campo giallo, l'emblema è contornato di nero e ai lati riporta le lettere C.S., ovvero Comunitas Scledi. Non compare ancora il tradizionale scudo e il disegno risulta appena abbozzato. Per trovare una rappresentazione meno schematica dobbiamo arrivare al 1593, quando sulla prima carta del Liber Provisionum (libro dei provvedi-menti, delle decisioni, oggi si direbbe delle delibere) del Comune di Schio viene riportato lo stemma quasi a garantire l'autenticità del contenuto. La croce rossa in campo oro è disegnata con maggior precisione, troviamo un doppio contorno nero che delimita con nitidezza lo scudo di forma arrotondata. Il tutto è contornato da un cartiglio molto elaborato, quasi barocco, or-nato sulla cima e sul fondo da due teste di putti. Per trovare un'attestazione ufficiale bisogna attendere però il 19 settembre 1843, quando Ferdinando I, imperatore d'Austria, concede con sovrana risoluzione l'uso dello stemma alla città di Schio. Il decreto originale, in tedesco, è conservato nell'ufficio del Sin-daco; se ne riporta la traduzione italiana: "Della Imperiale e Reale Cancelleria riunita di corte - Sua Maestà Imperiale Apostolica - si è graziosissimamente degnata di accordare, con sovrano decreto del 19 settembre 1843, alla città di Schio, Provincia di Vicenza, nel Veneziano, uno stemma. Con ciò, il comune della città di Schio, ha il diritto di portare legittimamente uno stemma con l'indicazione che è autorizzato a servirsene e cioè: uno scudo d'oro con croce ordinaria rossa. Lo scudo contornato da arabeschi d'oro. Se usato come sigillo comporterà attorno la scritta - Sigillo della città di Schio -. Questo stemma non potrà essere modificato senza speciale autorizzazione sovrana. Vienna 4 novembre 1844. La descrizione è chiarissima, qualche appunto si può fare badando alle date. Infatti dal decreto del 19 settembre 1843 si passa alla concessione del brevetto solo il 4 novembre 1844. Anche la tanto efficiente burocrazia austriaca aveva "i suoi tempi". Nel 1867, dopo l'unione del Veneto all'Italia, è il sindaco di Schio Giobatta Garofolo a scrivere al nuovo governo per chiedere la conferma del brevetto austriaco. Questa volta la risposta arriva "solo" dopo tre anni. In data Firenze 29 agosto 1870 infatti "Il Ministro Segretario di Stato per gli Affari dell'interno veduta la deliberazione 7 agosto corrente della Consulta araldica dichiara: Spettare alla Città di Schio il diritto di portare uno stemma d'oro alla croce di rosso, cimato dalla corona propria della città cioè un cerchio di muro aperto di tre porte e due finestre, sostenente cinque torri merlate... Lo scudo, inoltre, sarà accostato da due rami di olivo fruttati al naturale, decussati sotto la punta e legati di rosso. Ad accompagnare questa precisissima descrizione la Consulta araldica univa il disegno ufficiale dello stemma. Ed è qui che nasce il contrasto non ancora risolto per quanto riguarda i rami intrecciati. Infatti il disegno non riporta due rami di ulivo bensì uno di quercia e uno di ulivo. Fatto sta che questo fu lo stemma maggiormente usato, salvo la riproduzione che orna la sala del Consiglio comunale dove sono rappresentati due rami di ulivo. Bisogna dire che in questi ultimi anni, per chiudere la questione, il Comune ha deciso di usare lo stemma con i due di ulivo ed è questo che ormai compare in tutte le raffigurazioni ufficiali. Dal punto di vista araldico lo stemma è composto dalla tradizionale corona di città (il titolo fu concesso nel 1817); dallo stemma propriamente detto a forma di scudo sannitico, dalla croce che lo attraversa, molto usata in araldica come segno cristiano. I due colori rosso e oro significano il primo, la forza, la potenza, il secondo la fede, la giustizia, la carità. Infine i due rami di quercia e d'ulivo o d'ulivo hanno la sola funzione decorativa, di ornare lo scudo.

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