Comune di Schio
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ALLE ORIGINI
Numerosi reperti fittili testimoniano la presenza di stazioni neolitiche e insediamenti
paleoveneti. Infatti la posizione dell’ antico nucleo abitativo all’incrocio
di vie di comunicazione ne ha fatto fin dall’età preistorica un
luogo predisposto all’insediamento; già in epoca preromana esisteva
una “Pista dei Veneti” che costeggiando i Colli Berici giungeva
fino a Vicenza e si collegava poi con il Trentino. Ciò spiega la successiva
presenza dei romani e di alcuni nuclei longobardi in particolare a Magrè.
L’elemento romano introduce il proprio culto, sovrapponendolo a quello
preesistente. Si adora così Diana e più su, in alto sulle vette
del Sommano, sorge uno dei santuari più venerati e più frequentati
dedicato a Plutone, il Summus Manium di cui il monte riprende il nome. Questi
culti lasceranno poi il posto ai santi e alla Madonna del Cristianesimo.
IL MEDIOEVO
Il nome Schleetum, Schledum, Schio (forse da escletum, luogo piantato ad ischi
- una specie di querce-) appare per la prima volta in alcuni documenti di monaci
benedettini vicentini che intorno al Mille ricevettero in dono una “curtis
in Scledo” nel luogo denominato Gorzone dove si trova attualmente il Duomo.
L’odierno centro urbano trae la sua origine dal trasferimento sullo stesso
colle di Schio della Pieve di Belvicino nel 1123, anno in cui l’abitato
fu distrutto da un’alluvione. Il nucleo del centro storico andò
prendendo forma all’incrocio di quattro vie commerciali, proprio tra i
piedi del colle Gorzone sede dell’autorità religiosa e la più
elevata posizione del forte Castello turrito. Nel corso del XII secolo si fece
costruire una roggia che determinerà lo stanziamento dei primi artigiani
e che polarizzò nei secoli successivi macine da molino, lavorazione dei
metalli e dei panni di lana.
LA REPUBBLICA SERENISSIMA
Libero comune nel 1228, poi dominio scaligero e infine visconteo nel 1393, Schio
ebbe il maggior sviluppo durante il dominio della Serenissima, di cui è
dominio con Vicenza dal 1406. La città ne diventa il principale luogo
di produzione laniera, basandosi su un artigianato già da lungo tempo
ben avviato. Questo periodo sarà caratterizzato da continue contese giurisdizionali
con Vicenza che porteranno durante la guerra di Cambrai all’atteggiamento
filo-imperiale di Schio; tale posizione provocherà la distruzione del
Castello nel 1514, al ritorno dei veneziani. Nel frattempo da centro di aggregazione
agricola della campagna e delle contrade in alta e bassa collina, la popolazione
si intensificò dapprima con la possibilità di combinare la magra
agricoltura con attività sussidiarie quale lo sfruttamento delle vene
metallifere, poi specializzandosi appunto nell’attività laniera
fino a sostituirsi nella produzione a Vicenza (soprattutto dopo il privilegio
della produzione di panni alti concessa da Venezia nel 1701).
L’INDUSTRIALIZZAZIONE E ALESSANDRO ROSSI
L’abbondanza di manodopera, la perizia degli artigiani locali e la mancanza
di corporazioni, attirarono a Schio, già nella seconda metà del
‘700, il patrizio veneziano Nicolò Tron che aveva visto delle innovazioni
industriali inglesi. Egli impiantò negli anni seguenti una prima moderna
attività imprenditoriale e diffuse le più importanti innovazioni
tecnologiche del tempo.
A causa del peso delle vicende giuridico-istituzionali ed economiche seguite
all’invasione francese del 1797, lo sviluppo ebbe un declino e l’attività
ristagnò fino agli anni Quaranta dell’Ottocento, periodo in cui
l’arte laniera riprese vigore. Tuttavia già nel primo ventennio
del secolo erano presenti il lanificio Garbin e quello di Francesco Rossi, fondato
nel 1817, lo stesso anno in cui Schio ottenne dal dominio Asburgico il titolo
di Città. Negli anni più caldi del Risorgimento Schio vanta uomini
illustri quali i fratelli Pasini, Arnaldo e Clemente Fusinato e soprattutto
Alessandro Rossi che, in virtù delle sue concezioni imprenditoriali,
seppe far crescere il lanificio di suo padre fino a farlo diventare nella seconda
metà dell’Ottocento la maggior azienda laniera italiana (Lanerossi).
Il Rossi, uomo di ingegno acuto e di cultura (fu parlamentare del nuovo Regno
d’Italia), contribuì notevolmente a fare di Schio un polo industriale
ed urbano davvero straordinario. Oltre alla pionieristica realizzazione di una
grande industria tessile, egli finanziò la costruzione in città
un gran numero di istituzioni operaie assunte a modello dagli altri imprenditori
del tempo: conseguentemente allo sviluppo del polo laniero egli modificò
l’assetto territoriale urbano costruendo nuove abitazioni per gli operai
(Nuovo Quartiere Operaio), nuove strutture sociali (asili per i figli dei lavoratori,
scuole, teatro, giardino ecc.) e intervenne anche ristrutturando palazzi, chiese
e piazze.
I più importanti lanifici siti in Schio che testimoniano il passato preindustriale
e industriale sono il Lanificio Conte che conserva il suo aspetto sette-ottocentesco,
lo stabilimento intitolato a Francesco Rossi con l’attigua Fabbrica Alta
fatta costruire nel 1862 da Alessandro; è un simbolo dell’archeologia
industriale nazionale costruita secondo il modello architettonico industriale
del Nordeuropea. In Città è presente anche l’interessante
lanificio Cazzola, del 1860.
EPOCA MODERNA
Tra Otto e Novecento Schio moltiplicò e diversificò le proprie
industrie, si articolò in una pluralità di centri e di attività
politiche, culturali, sociali e religiose. Con la prima guerra mondiale la cittadina
divenne zona bellica e la Strafexpedition (Spedizione Punitiva) nel 1916 punta
su Schio per conquistare la pianura. Ma la tenace difesa italiana sul Pasubio
e sul Novegno infrange l’attacco e dall’estate del ’16 i comandi
italiani approntano un sistema difensivo di montagna, di cui rimangono tuttora
le testimonianze (la “Strada delle 52 Gallerie”). La lotta prosegue
anche sotterranea con mine sotto il Dente Italiano e il Dente Austriaco, le
zone del fronte, fino al tragico epilogo del marzo 1918. L’immediato periodo
post-bellico è segnato dalle difficoltà della ricostruzione. In
epoca fascista emergono personaggi della piccola e media borghesia e vengono
avviate varie opere edilizio-urbanistiche (la costruzione di un viale imperiale,
di un villaggio residenziale e di una nuova scuola elementare). Le zone montane
sono di nuovo luogo di scontro e di Caduti durante la seconda guerra mondiale;
dopo l’8 settembre 1943 si fa cruenta in città e nei boschi la
lotta tra gli occupanti tedeschi e le forze della Resistenza che liberano Schio
il 29 aprile 1945. Il periodo immediatamente successivo è funestato dall’eccidio
alle prigioni cittadine e da contrasti politici, finché l’avvio
della ricostruzione economica porta nuovamente Schio, verso la fine degli anni
Sessanta, ad un diffuso benessere ed espansione edilizia.
BIBLIOGRAFIA
- Schio, guida rapida alla
città e ai suoi dintorni, seconda edizione; Associazione Scledense Giornalisti
e Scrittori, Schio, 1999
- A. LORENZONI, Schio, la Manchester d’Italia, Milano, Sonzogno, 1926
- O. BRENTARI e S. CAINER; Guida storico-alpina di Vicenza, Recoaro e Schio,
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- Schio: il leggicittà, Milano, Weka, 1991
- G.MANTESE, Storia di Schio, Schio, Edizioni del Comune, 1995
- Work Shop, notizie-servzi-appunti, Schio, Euro Studium, Promozioni editoriali
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- Schio: vita, cultura, economia, Associazione Scledense Giornalisti e Scrittori,
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- D. SASSI, Schio, Schio, edizioni Sogena Marzari Schio